(Adnkronos) - Centoventi anni dopo la prima descrizione della malattia di Alzheimer, sappiamo molte più cose sul cervello di chi ne è colpito. Possiamo osservare l’accumulo delle proteine associate alla malattia, cercarne le tracce attraverso biomarcatori sempre più sofisticati e, oggi, persino individuarne alcuni con un semplice prelievo di sangue. Per la prima volta disponiamo inoltre di farmaci progettati per intervenire su uno dei meccanismi biologici della patologia. Per gran parte della storia dell’Alzheimer la domanda è stata: come possiamo riconoscere la malattia? Oggi stiamo iniziando a porcene una più difficile: possiamo capire, tra le persone nelle quali riconosciamo la biologia della malattia, chi svilupperà davvero la demenza, quando e con quale velocità? È il passaggio dalla diagnosi alla predizione, e dalla predizione alla medicina personalizzata. Il 21 settembre è inoltre la Giornata mondiale dell’Alzheimer.
Giornata Alzheimer, neurologo Rossini, 'dopo 120 anni la sfida è prevederne evoluzione'
Scritto il 10/09/2026